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La Rinascita delle arti da Donatello a Perugino


Di alcune oreficerie di “Vilumbria” a Roma


Sino al 7 settembre 2008 / Roma / Museo del Corso

Sino al 7 settembre prossimo il Museo del Corso ospiterà la mostra "Il Quattrocento a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino" promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma e dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano con l'intento di illustrare i rapporti fra gli artisti ed i mecenati nel contesto romano.

Si tratta di un'indagine senz'altro originale, da cui è lecito attendersi risultati interessanti, dal momento che gli illustri curatori, Claudio Strinati e Marco Bussagli, non hanno limitato la ricerca all'ambito della città ma ne hanno esteso l'area fino alle propaggini estreme del territorio. Questa attenzione è lusinghiera per chi si occupa di studiare, valorizzare, contribuire a conservare un patrimonio storico artistico senz'altro minore per qualità e pregio rispetto ai tesori d'arte romani, ma pure importante testimonianza delle modalità di diffusione del dettato artistico della capitale e dei grandi centri della cultura italiana, della capacità di adesione ai modelli da parte degli artisti di provincia, che a volte scelsero di assimilarli limitandosi ad una pedissequa imitazione, a volte furono invece capaci di reinterpretarli non senza qualche spunto di originalità.

Due opere di oreficeria del Museo dei Beni Ecclesiastici della diocesi di Rieti sono presenti all'esposizione romana: la croce capitolare della cattedrale del reatino Giacomo di Gallina dell'ultimo quarto del XV secolo ed il busto-reliquiario di San Balduino dei conti dei Marsi, opera di Bernardino da Foligno dell'ultima decade del secolo. Si tratta di lavori eccellenti, già permeati dello spirito della rinascenza, realizzati da due maestri la cui fama non si estese al di là dai confini di quel territorio che di lì a poco fra' Leandro Alberti avrebbe definito la Vilumbria, l'Umbria meridionale attraversata dalle vie della lana che, come un crogiolo, catalizzava e riassorbiva le energie intellettuali, fondeva le esperienze e le emergenze artistiche maturate nelle signorie e nei grandi centri dell'Italia appenninica.

La croce capitolare della cattedrale di Santa Maria Madre di Dio a Rieti fu realizzata da Giacomo di Battista di Nicola Gallina fra il novembre 1476, quando vennero incaricati di soprintendere ai lavori i canonici Ser Paolo da Montegambaro e Ser Bartolomeo Roselli, ed il maggio 1478, quando l'artista rilasciò al Capitolo la quietanza finale. Giacomo, nato intorno al 1418, vissuto fino al 1493 nel sestiere di Porta Carceraria de intus e titolare di una bottega in Porta Romana de supra, aveva frequentato in gioventù il laboratorio del senese Galgano di Mino da Siena, attivo a Rieti nei primi decenni del Quattrocento, perfezionandosi più tardi, presumibilmente fra il 1436 ed il 1442, nell'arte dell'oreficeria all'Aquila. Tornato in patria, fu artista apprezzato e cittadino esemplare esercitando cariche pubbliche di rilievo. Il prezioso manufatto, che s'innesta sul nodo della croce trecentesca in rame dorato lavorato a sbalzo, fu realizzato applicando sull'armatura lignea sottili lamine d'argento in parte dorate e lavorate a sbalzo, cesello e fusione. Sul recto, la figura di Cristo dall'intensa plasticità è affiancata alla destra dal gruppo delle pie donne che soccorrono la Madonna, alla sinistra dall'immagine di San Giovannino. Nella cornice mistilinea del lobo in cui culmina l'asta è raffigurato il pellicano, simbolo del sacrificio cristico, in basso è Santa Barbara patrona di Rieti. Nel verso, il Redentore in atto benedicente è affiancato nelle cornici lobate dalle figure finemente modellate di San Giovanni Battista, dell'arcangelo Gabriele e della Vergine Annunziata, di Sant'Eleuterio martire e di un profeta.

Il busto di San Balduino fu commissionato all'orafo Bernardino da Foligno dal Capitolo della cattedrale nel 1494. Si tratta di un reliquiario in cui è incluso il teschio del monaco cistercense Balduino dei conti dei Marsi che nel 1140 aveva fondato l'abbazia di San Matteo de Monticulo, filiazione dell'abbazia di Casa Nova, ai margini della piana reatina, luogo che nel corso del Medioevo era tornato ad impaludarsi dopo la bonifica intrapresa dal console M. Curio Dentato nel III secolo a.C.
La comunità cistercense prosperò, ricevendo dal Comune nel 1205 la proprietà delle terre limitrofe «pro peccatis populi reatini». L'atto fu ratificato qualche anno più tardi dal podestà Matteo di Sinibaldo di Donone ed accolto da papa Innocenzo III. Le condizioni ambientali del sito indussero però i Cistercensi a trasferirsi in una località più salubre allorché venne completata nel 1255 l'abbazia di San Pastore in Quinto e lasciata pressoché in stato di abbandono il sacello di San Matteo di Monticchio, in cui erano state sepolte le spoglie del fondatore San Balduino. Quando sul finire del XV secolo esse furono fatte ricercare dal cardinal Giovanni Colonna, vescovo di Rieti dal 1477 al 1508, l'abbazia appariva ormai «inter aquosissimas paludes...apertam, discopertam, ruinosam, et non ecclesiam sed ut domum porcorum», secondo la desolata espressione del notaio Antonio de Mando Pucciaritti. Il vescovo provvide a dare ad esse sepoltura presso la cappella della Madonna del Rosario, dove Antoniazzo Romano affrescò la parete oltre l'altare raffigurando la Vergine in trono col Bambino, su un limpido paesaggio lacustre, tra Santa Barbara e Santo Stefano, Santa Maria Maddalena e San Balduino. All'orafo folignate spettò invece l'incarico di modellare il prezioso busto reliquiario in argento, in parte dorato e niellato, lavorato a sbalzo e cesello.

Ileana Tozzi


ll Quattrocento a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino
Sino al 7 settembre 2008
Roma, Museo del Corso della Fondazione Roma
Via del Corso, 320
Info: tel. 06 67862098
e-mail: museodelcorso@infobyte.it
Web: http://www.museodelcorso.it/index.pl
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00
Giov. e ven. 10.00-23.00
(Chiuso il lunedì)

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