Menu | Contenuto |



Header

News & Views

Patrimonio liturgico: arte, culto, musealizzazione


Un primo dialogo aperto a future esperienze conoscitive


Conclusioni aperte / Convegno Patrimonio Culto Musealizzazione / Firenze / Uffizi / Salone Magliabechiano

Il convegno internazionale di studio "Patrimonio liturgico: arte, culto, musealizzazione" promosso dal Kunsthistorisches Institut e dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dall'Università di Genova e da Patrimonio di Oreficeria Adriatica di Venezia ha proposto, il 5 e 6 giugno, nell'insolita cornice del Salone Magliabechiano della Biblioteca degli Uffizi di Firenze, una riflessione importante sullo studio degli oggetti strettamente legati alla liturgia e all'arte cerimoniale del passato ma anche del presente, soprattutto attraverso una prospettiva interreligiosa che ha coinvolto le tre religioni monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo sia di confessione cattolica che bizantino-ortodossa, Islam.

Occasione in cui si sono intrecciati e messi in discussione, forse per la prima volta, ambiti disciplinari solitamente separati che pure esprimono l'oggetto nella sua ontologia sacrale, materica, storico-artistica all'interno dei vari percorsi di dispersione, ricostruzione, reinvenzione dei corredi e dei tesori nonché della complessa vicenda visiva all'interno di meccanismi di ricezione, sincretismo, simbolismo, legittimazione.

Tra le novità di studio una chiara focalizzazione degli oggetti nel sistema di interrelazioni di cui sono protagonisti, da qui la loro natura di "luoghi privilegiati" attivati e riconosciuti dalle rispettive comunità eppure contemporaneamente appartenenti ad una dimensione altra; ancora la considerazione dell'approccio antropologico come un punto di vista che rincorre e ritrova l'oggetto - a partire dalla sua ultima collocazione - dentro altri oggetti (ad esempio la presenza di abiti femminili dietro pianete e dalmatiche), la sua memoria dentro altre memorie insieme al gesto di chi l'ha donato. Ancora la questione dei luoghi della conservazione, degli spazi in cui questi manufatti sono tenuti nei secoli sia come "forzieri" che come spazi di ostensione e, diremmo oggi, efficaci "sedi espositive".

Più ardua la questione dell'uso dell'oggetto che nasce come instrumentum che s'invera nell'azione rituale, ma che con le mutate consuetudini di culto entra in una prospettiva di cambiamenti e quindi di disuso, immettendosi nelle logiche della conservazione e della più delicata manutenzione.

Inseguendo questo tema si sono succeduti i punti di vista dei rappresentanti delle diverse religioni accomunate, tuttavia, dalla centralità del Libro. Come nel Cristianesimo reliquie e reliquiari hanno un forte valore semantico, così l'Islam è vicino alle reliquie del Profeta (il manto, i baffi, l'impronta).

Se la cancellazione della memoria operata dai regimi totalitaristi ha privato di ingenti patrimoni liturgici il mondo ortodosso ed ebraico, per entrambi tuttavia l'oggetto nasce per onorare Dio e quindi non può avere altra funzione. Quando essa è talvolta espositiva, come nel caso dei musei monastici del Monte Athos, essa mira a trasmettere l'oggetto alle altre generazioni ma è comunque previsto un uso nelle Dodici Feste e nelle cerimonie pontificali. In questo senso la posizione dell'Ebraismo è decisamente differente: quando l'oggetto perde di funzionalità viene seppellito.

Importante è stato il riconoscimento da parte di tutti della comune eredità del patrimonio culturale.

L'iniziativa, a cura di Anna Rosa Calderoni Masetti, Letizia Caselli, Clarice Innocenti e Gerhard Wolf ha inteso aprire un primo dialogo, che vorrà continuare nel tentativo di conoscere e far incontrare nuove prospettive di studio e nuovi atteggiamenti culturali.

Per dettagli sul convegno clicca qui

 


2824 visualizzazioni