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A Dubronvik un'antica icona con la Madonna e il Bambino


Nella pala d'altare del pittore romano Giovanni Angelo Canini


L'Istituto Croato di Conservazione e Restauro ha portato a termine di recente il restauro di alcune importanti opere pittoriche della chiesa di Nostra Signora del Carmelo a Dubronvik, patrimonio culturale e simbolico di speciale significato per la storia dell'arte croata del periodo barocco.

In questo luogo, dove sorgeva la primitiva chiesa di San Giovanni Evangelista na Mulu, venne in parte riedificata l'attuale chiesa nel 1630, proprio quando due anni prima era fissata la festa di Nostra Signora del Carmelo, il 28 luglio 1628. Per questo qui sono raccolte opere di importante valore artistico.

La lunga opera di restauro ha consentito di recuperare tre pale d'altare del XVII e XVIII secolo, realizzate da importanti artisti della tradizione pittorica romana, napoletana e veneziana.

Si tratta della pala dell'altar maggiore con la raffigurazione della Santissima Trinità e Santi, di Giovanni Angelo Canini, che incorpora nella parte superiore un'icona duecentesca, poi della pala con la Santissima Trinità con San Giovanni Evangelista di Andrea Vaccaro e, infine, della rappresentazione di Nostra Signora del Carmelo con Santa Teresa D'Avila e San Simone Stock, di Sebastiano Ricci.

La pubblicazione del catologo che ha accompagnato la mostra, Restaurirane Slike iz Crkve Gospe od Karmena u Dubrovniku /I dipinti restaurati della chiesa di Nostra Signora del Carmelo a Dubronvik, curato da diversi studiosi croati, consente di approfondire molti aspetti del recupero e della storia dei dipinti e dei committenti attraverso ricerche interdisciplinari.

Suscita particolare interesse proprio l'olio su tela del pittore romano Canini, membro dell'Accademia di San Luca che, forse per volontà dei comittenti, decise di ritagliare nel 1641, anno di escuzione del dipinto, un'apposita "finestra" ricavata nella parte superiore della pala per ospitare l'icona del XIII secolo sul tipo della Hodighitria. Pezzo probabilmente provenente dalla più antica chiesa di San Giovanni Evangelista come sostengono Vinicije Lupis e Zoraida Demori Staničić e rara testimonianza della pittura romanica in Dalmazia.

La Staničić nel ricostruire la storia della sacra immagine, molto danneggiata, ne ricorda la particolare venerazione da parte delle signore patrizie e dai membri della confraternita che erano soliti offrirle doni votivi e gioielli.

L'icona, che sembra quasi una reliquia inserita nel dipinto con particolare armonia, ha assunto per via della "camicia" d'argento di epoca barocca le fattezze dell'iconografia di Nostra Signora del Carmelo, riportando nel dipinto traccia della storica devozione per il primo patrono, San Giovanni Evangelista, a cui era legata la famiglia del committente, Durdevic, mentre nell'icona per la santa patrona della chiesa.

Presenza quella di Giovanni Angelo Canini che sigla la posizione di quest'area nel grande crocevia adriatico e i suoi rapporti culturali con Roma nel XVIII secolo, grazie anche al sacerdote e diplomatico Stjepan Gradić.


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