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Afghanistan. I Tesori ritrovati


Prorogata al 18 novembre 2007


Sino al 18 novembre 2007 / Torino / Museo di Antichità

La mostra racconta del passato millenario dell'Afghanistan, la regione che nel cuore dell'Asia fu già sin dall'età del bronzo (2000 a. C. circa) crocevia fra le culture dell'Oriente e dell'Occidente, aperta alle civiltà di Grecia, Mesopotamia, Iran, India e Cina.
Una presenza molto importante da un punto di vista storico-artistico sia per la qualità altissima delle opere, circa duecento, provenienti dalle collezioni del Museo nazionale di Kabul epresentate per la prima volta, sia come testimonianza di un paese che anche nella storia recente si è impegnato tenacemente per la tutela e salvaguardia del proprio patrimonio artistico.

Torino sarà l'unica tappa italiana di questa esposizione che ha preso l'avvio il 6 dicembre 2006 al Musée National des Arts asiatiques-Guimet di Parigi e proseguirà in altre città europee e americane.
Dai siti archeologici, avamposti di culture millenarie estramente raffinate e di mondi diversi, provengono i tesori preziosi rinvenuti da città, da palazzi, dalle camere del tesoro e dalle tombe dei principi.
I luoghi, oggetto di scoperte casuali avvenute nel tempo e anche di recente, sono cinque: Tepe Fullol; la colonia greca di Ai-Khanum; Balkh (Battra) antica capitale della Battriana, Tillia Tepe detta "la collina d'oro", Begram che sorge sul sito dell'antica Alessandria del Caucaso.

Dal Tesoro di Tepe Fullol, un sito scoperto per caso nel 1966, provengono i preziosi oggetti dell'età del Bronzo (2200 - 1800 a.C. circa) che fanno parte della cosiddetta cultura "battriana" - dal nome antico di una regione settentrionale dell'Afghanistan, al confine con Uzbekistan e Tagikistan -, a metà tra la civiltà dell'Indo e quella mesopotamica che si caratterizza per lo stile animalistico.

La colonia greca di Ai-Khanum (fondata nel 300 a. C. da Seleuco I) rappresenta l'estremo avamposto orientale dell'ellenismo nel cuore dell'Asia centrale. Scavata da una missione francese tra il 1964 e il 1978 ha lasciato emergere architetture monumentali ornate di fastose decorazioni architettoniche, e numerosi oggetti che rivelano un sostrato di influenza orientale come la placchetta raffigurante la dea greca Cibele sul carro, o la placchetta con scene mitologiche che costituisce una delle più antiche testimonianze dell'arte figurativa indiana.
Simbolo della città era il palazzo dalla ricca tesoreria, saccheggiata dai nomadi che la distrussero nel 145 a. C. e. Della fine di Ai-Khanum sono testimonianza i lingotti d'oro ottenuti dagli oggetti preziosi fusi dai conquistatori e ora esposti anch'essi in mostra.

Balkh (Battra), antica capitale della Battriana è citata dai testi letterari classici, cinesi, arabi e persiani come "Balkh la bella, madre di tutte le città" prima della distruzione di Gengis Khan nel 1220. Scavata a partire dal 1924 da una missione francese, è testimoniata nell'esposizione da un capitello corinzio reimpiegato già nell'antichità come blocco in una diga nel vicino sito di Tepe Zangaran.

Tillia Tepe (I secolo d.C.) è stata l'ultima importante scoperta archeologica effettuata in Afghanistan. Il rinvenimento di sontuose sepolture di cinque principesse e un principe nella necropoli nomade ha consentito di far luce sugli usi e gli ornamenti di corte: abiti intessuti d'oro e incrostati da pietre preziose, emblemi regali come la corona di foglie d'oro che cinge il capo di una delle principesse, armi da parata, fibbie di calzature raffiguranti elementi iconografici cinesi, infine preziosi oggetti come pendenti, cinture, specchi cinesi, avori indiani ed intagli greco romani che sottolineano il ruolo dell'Afghanistan quale trait-union sulla strada della steppa.
Begram, sotto la dinastia nomade dei Kushana, fu centro di unificazione di mondi diversi: quello greco-romano, cinese e indiano. Gli scavi condotti fin dagli anni Trenta rivelarono il Tesoro di Begram, costituito da due camere murate piene di oggetti provenienti dal Mediterraneo, dalla Cina e dall'India. Tra i manufatti più preziosi vi sono gli avori indiani decorati e incisi e i vetri da Alessandria, i più antichi risalenti al I secolo d. C.

L'esposizione è corredata dalla mostra fotografica "Lavori di restauro del Minareto di Jam", che documenta il lavoro svolto presso il sito di Jam, dal 2002 Patrimonio dell'Umanità.
La mostra è promossa dal Musée National des Arts asiatiques-Guimet di Parigi e realizzata a Torino col sostegno della Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo; il catalogo è a cura di Pierre Cambon.

Afghanistan. I Tesori ritrovati
Sino al 18 novembre 2007
Info e prenotazioni: tel. 800329329
Torino, Museo di Antichità
Web: www.fondazionearte.it
Orari: da mart. a dom. 10.30-19.30
Giov. e sab. orario prolungato sino alle 23.00

Durante la mostra sono previste rassegne di film, documentari, spettacoli teatrali che si svolgeranno nel Teatro romano, vicino al Museo delle Antichità di Torino.


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