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Byzantium 330-1453


L'impero bizantino tra realta fantastica, mito e civiltà alla Royal Academy


Sino al 22 marzo 2009 / Londra / Royal Academy of Arts

In un celeberrimo studio ottocentesco di W. E. H. Lecky (History of European Morals, 1869) l'immagine dell'impero bizantino che ne esce, è devastante: "la storia dell'impero è un racconto monotono di intrighi di preti, eunuchi e donne, di avvelenamenti, di continua gratitudine e di perenni fratricidi".
Invero questo orientamento, comunque storicizzato - Bisanzio luogo del tradimento degli ideali più alti della classicità - ha radici più lunghe e comincia con Edward Gibbon nel XVIII secolo. Soltanto con la seconda guerra mondiale, in seguito alle esplorazioni dirette e alla possibilità di vedere le opere questa atteggiamento apodittico cominciò a scalzarsi, anche se di quella realtà si sapeva ancora poco.

La mostra Byzantium 330-1453, allestita alla Royal Academy di Londra sino al 22 marzo e promossa dall'istituzione inglese insieme al Benaki Museum di Atene, comprende oltre trecento oggetti tra icone, affreschi, micro mosaici, avori, smalti e opere di oreficeria in oro e argento. La provenienza dei pezzi è quanto mai ampia a cominciare dal Tesoro della Basilica di San Marco a Venezia, alle più importanti collezioni d'Europa, Stati Uniti, Russia, Ucraina ed Egitto.

Il criterio della progressione storica, e non poteva essere diversamente, attraversa undici secoli e ha come incipit il 330 - la fondazione di Costantinopoli da parte dell'imperatore romano Costantino il Grande - e come fine inesorabile il 1453 che coincide con la caduta della città per mano degli Ottomani. Naturalmente ciò che accade dentro questa sorta di spazio costruisce e determina gli avvenimenti, le vicende storiche e culturali, la produzione artistica di Oriente ed Occidente nella vastissima estensione geografica dell'impero.

La suddivisione in sezioni tematiche esplora questo lungo racconto con tutta la complessità e la criticità dell'approccio relativo alla produzione artistica  in momenti: dalle origini di Bisanzio all'ascesa di Costantinopoli, alla controversia iconoclastica col bando per le immagini, al periodo medievale con la presa e il saccheggio a più riprese dei crociati latini (1204-1261), sino alle connessioni con l'arte dell'area balcanica nel contesto ortodosso e con alcune espressioni del primo Rinascimento italiano.

Va da sé che l'approccio dei curatori, Robin Cormack, Maria Vassilaki e Adrian Locke, ha puntato sulla restituzione intellettuale ed emotiva che emana in maniera preponderante dalle opere esposte, sia sacre che profane, ognuna delle quali è uno splendido cammeo. Se intensa è la prima parte dell'esposizione dedicata ai gioielli, molti dei quali provenienti dal Museo Benaki, non si possono non citare pezzi del mondo sacro ampliamente noti come l'icona con l'arcangelo Michele e il bruciaprofumi architettonico del Tesoro marciano, il calice di Antiochia (500-550) proveniente dal Metropolitan Museum of Art ritenuto un tempo il Sacro Graal, la patena di Riha (565-578) con la comunione degli apostoli della Dumbarton Oaks Collection di Washington (in mostra l'icona con i Santi Sergio e Bacco del Bohdan e Varvara Khanenko Museum of Arts).

Oltre la ricerca dei capolavori non deve sfuggire, per evitare banali appiattimenti, quello che è il dialogo di tutte le arti nell'ambito dell'allitterazione  simbolica, rituale ed estetica di glorificazione imperiale e religiosa, la varietà dei repertori formali, iconografici e ornamentali che diventano motivi perenni di tutta l'arte occidentale e orientale, infine il rapporto estremamente libero e di scambio artistico, tecnico e culturale tra bronzisti, argentieri, smaltatori, miniatori, vetrai, setaioli nei grandi cantieri delle città e delle province dell'impero.

Byzantium 330-453
Sino al 22 marzo 2009
Londra, Royal Academy of Arts
Web: http://www.royalacademy.org.uk/
Orari: tutti i giorni 14.00-18.00
Ven. 14.00-22.00

Ascolta la conferenza "Byzantium: Looking at a Mirage" del  curatore Robin Cormack


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