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Il restauro della Legatura con Crocifissione e Vergine Orante della Biblioteca Nazionale Marciana

Corinna Mattiello*, Silvia Pugliese**

 

La Biblioteca Nazionale Marciana conserva cinque legature preziose in argento e smalti, opere raffinatissime di oreficeria bizantina un tempo conservate nel Tesoro di San Marco e pervenute in Biblioteca negli anni 1801-03. La più antica tra queste è la coperta del codice marciano Lat. I, 101, con Crocifissione e Vergine Orante, opera riferibile ad ambiente costantinopolitano tra la fine del IX e l'inizio del X secolo.

La legatura è stata richiesta in prestito per la mostra The Grand Atelier - Pathways of Art in Europe (5th-18th Century) che si terrà al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles il prossimo autunno, evento che si inserisce nel festival culturale Europalia.europa, tra le celebrazioni del 50o anniversario del trattato di Roma.
Le condizioni di conservazione del manufatto non risultavano però ottimali: al termine di una mostra esterna avvenuta nel 2000, la legatura era rientrata in Biblioteca decisamente ossidata nelle parti in argento dorato (fig. 1). Questo fenomeno si può verosimilmente spiegare con l'interazione tra le superfici metalliche e i vapori originati dai solventi di verniciature applicate su vetrine e spazi espositivi durante l'allestimento; se questi trattamenti avvengono troppo a ridosso dell'inserimento delle opere nelle vetrine l'evaporazione non è completa e si crea anzi una dannosa e prolungata concentrazione all'interno delle teche.
Per tale motivo la Biblioteca ha proposto che in occasione della mostra belga venisse eseguita un'accurata pulitura della preziosa coperta. L'intervento è stato finanziato dall'ente organizzativo di Europalia.

Nel ripercorrere brevemente le vicende conservative legate a quest'opera spicca il fatto che essa ha subito trattamenti e modificazioni minori rispetto a quelli riscontrabili sovente nelle collezioni di oreficeria del Tesoro marciano.

La coperta bizantina viene abbinata ad una coppia di assi lignee di tipo latino, a legare un Epistolarium ad usum ecclesiae Sancti Marci, lussuoso codice membranaceo del secondo quarto del XIV secolo realizzato per la basilica di San Marco, e così giunge in Biblioteca. Le disastrose condizioni della pergamena, attaccata da muffe rosacee e fortemente lacunosa, portano a separare definitivamente il corpo del codice dalla legatura e a sottoporlo a un restauro completo, dotandolo di una nuova moderna legatura. Questo intervento viene eseguito dai monaci basiliani dell'abbazia di Grottaferrata in un periodo compreso tra il 1931, anno della creazione del laboratorio di restauro all'interno dell'abbazia, e il 1957.

Mantenuta staccata (fig. 2), la legatura all'inizio degli anni Ottanta viene fatta esaminare insieme alle coperte preziose dei codici marciani Lat. I, 100 e Gr. I, 53 in vista dei lunghi e ripetuti trasporti per la mostra su Tesoro di San Marco che le porterà, con varie tappe, in Europa e negli Stati Uniti. In tale occasione intervengono i restauratori Mauro Micheli e Marina De Luca dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma, e Alfeo Michieletto della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Venezia: gli smalti vengono consolidati con Paraloid B72 al 3% in tricloroetano, alcune perle del piatto anteriore vengono rialloggiate con nuovo filo, e viene inserito un nuovo perno in argento nella cerniera. Da ultimo, si realizza la serie di eleganti teche in velluto cremisi imbottito, con anima in legno e copertura in plexiglas, dove le cinque coperte preziose sono tuttora conservate distese.
Questo tipo di custodia si è recentemente rivelato non del tutto idoneo per la conservazione, poiché si tratta di materiali non inerti posti a diretto contatto con smalti e metallo e possibili veicoli di infestazioni. Il velluto in particolare ha prodotto una polvere finissima, ora rimossa. Al problema si è temporaneamente ovviato avvolgendo i manufatti con una fascia morbida e sottile di poliestere conservativo, in attesa di una completa sostituzione delle teche.

Dal 12 al 20 maggio è stato possibile ammirare nelle Sale monumentali della Biblioteca l'intero gruppo di coperte preziose, raramente esposte: in occasione della IX Settimana della Cultura promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali la Biblioteca, in collaborazione con Ateneo Veneto e Patrimonio di Oreficeria Adriatica, ha infatti organizzato l'esposizione temporanea Oreficeria bizantina per l'altare di San Marco, a cura di Susy Marcon, relatrice sul tema in una conferenza tenuta il 15 maggio presso l'Ateneo Veneto nell'ambito della medesima iniziativa.

Tecniche esecutive e stato di conservazione
La legatura, realizzata in lamina d'argento dorato su base in legno, è composta da due piatti, molto simili fra loro, di dimensioni di 26,5 x 18 cm, al centro dei quali sono incastonate due croci realizzate in smalto cloisonné e oro rappresentanti Cristo crocifisso sul piatto anteriore, la Vergine orante su quello posteriore, inquadrate ognuna da dieci medaglioni in smalto con busti di santi e angeli. I piatti sono delimitati da una larga cornice con motivi a losanghe e croci greche costituita da alveoli in lamina dorata entro cui sono inseriti e incollati ad una base di colofonia delle lastrine sagomate in vetro nei colori blu, verde e rosso granato (fig. 3). Lungo il bordo delle cornici corre una doppia fila di granuli dorati entro cui è inserito un filo di piccole perle scaramazze, fissato da anellini, decorazione che corre anche lungo il contorno dei medaglioni e delle due croci. Il dorso della legatura, costituito da quattro bandelle incernierate tuttora funzionanti, è di misura leggermente maggiore dei piatti e anch'esso decorato da perlinatura dorata. Esso è fissato ai due piatti, sotto il cui margine è inserito il lato lungo delle bandelle esterne, per mezzo di sette linguette di rame per parte che attraverso altrettanti fori fuoriescono lungo il margine di unione e si aprono a libro, parzialmente nascoste dal filo di perle soprastante (fig. 4).

Purtroppo allo stato attuale la coperta presenta alcuni danneggiamenti e mancanze: il piatto posteriore risulta mutilo di sette medaglioni e dei fili di perle che decoravano i contorni delle placchette, mentre risultano sostituiti due medaglioni, uno sulla copertina frontale, una sul retro. I segmenti vitrei sono in buona parte caduti, lasciando a vista il letto di colofonia che li tratteneva. Sono visibili anche alcune riparazioni effettuate in epoca imprecisata che riguardano la lamina sottostante i bracci della croce della Vergine, riparata con due porzioni di lamina fissate da chiodi in argento dorato e la riparazione dell'estremità inferiore del dorso, di cui è stata rifatta una porzione e fissata con una lamina di supporto saldata al di sotto.

Lo stato di conservazione degli smalti ancora presenti è differenziato: mentre i medaglioni, forse per le loro ridotte dimensioni sembrano essere in discreto stato, con piccole lacune, le due croci al centro presentano fratture e alcune perdite di porzioni di pasta vitrea, come conseguenza di fattori di degrado noti, e cioè principalmente per gli urti e le tensioni dovute agli spostamenti e per la diversità di coefficiente di dilatazione fra smalti e metallo di supporto.

Intervento di restauro
La necessità dell'attuale intervento si è manifestata con l'osservazione che l'opera presentava un processo di alterazione progressivo e disomogeneo delle superfici dorate con un conseguente scurimento e opacizzazione. Nel contempo era l'occasione per effettuare una accurata indagine visiva per verificarne lo stato di conservazione complessivo e per rimediare ad un intervento di restauro effettuato nei primi anni Ottanta che non risultava adeguato, alla luce di recenti studi sulla conservazione degli smalti.
L'intervento, che si può definire soprattutto manutentivo, non ha affrontato il problema di eventuali smontaggi, troppo rischiosi e inopportuni per un manufatto così fragile, ma si è incentrato essenzialmente sulla pulitura, finalizzata all'eliminazione dei prodotti dannosi alla conservazione del metallo e al ripristino della qualità estetica del manufatto. La pulitura, mediante alcune prove preliminari, è stata calibrata in modo tale da fare riacquistare la brillantezza e la luminosità caratteristici dei metalli preziosi impiegati, ripristinando il contrasto cromatico voluto con l'accostamento di materiali differenti, senza tuttavia azzerare ogni traccia di passaggio del tempo sul manufatto (fig. 5).

Dopo l'asportazione dei depositi di polvere con pennelli morbidi, la pulitura delle parti metalliche è stata condotta con l'ausilio di lenti d'ingrandimento e dello stereoscopio ottico, utilizzando specilli, bastoncini di bambù e piccoli aghi per asportare gli accumuli di cere e depositi di sporco eterogeneo, con microtamponi imbevuti di solventi organici (acetone, alcool, benzina rettificata) per sciogliere i residui di sostanze cerose, infine con carbonato di calcio in polvere finissima e acqua dejonizzata per asportare i prodotti di alterazione dell'argento (solfuri e cloruri). Tali operazioni hanno evidenziato la presenza, sui lembi di lamina ripiegati sul retro della coperta, di cloruri d'argento, un tipo di alterazione piuttosto raro su argenti non provenienti da scavo e che denotano il perdurare dell'esposizione del manufatto nei secoli scorsi in ambiente marino ricco di cloruri. Sulle superfici anteriori invece, oltre a diffusi gocciolii di cera, e patine nerastre di solfuri d'argento sono stati rinvenuti molti depositi di polveri abrasive usati in precedenti trattamenti di pulitura, localizzati negli interstizi e nelle zone meno accessibili.
Le perle sono state pulite con leggere tamponature di cotone idrofilo inumidito con acqua dejonizzata e sono stati riparati con un nuovo filo d'argento due segmenti di filo staccato.
Inoltre gli smalti (fig. 6) sono stati liberati dallo strato di resina acrilica (Paraloid B 72) che nell'intervento dei primi anni Ottanta era stato applicato sulle superfici perché, alla luce degli studi più aggiornati in materia di conservazione degli smalti, il protettivo applicato sulle superfici può risultare dannoso.
Non è stato applicato alcun protettivo sulle superfici, dato che l'opera è conservata in ambiente protetto, in cui i parametri ambientali sono controllati ed in equilibrio.

* di Corinna Mattiello, restauratrice, Venezia, sono le sezioni Tecniche esecutive e lo stato di conservazione e Intervento di restauro.

** di Silvia Pugliese, Ufficio Conservazione e Restauro della Biblioteca Nazionale Marciana, è la sezione introduttiva.

 

Bibliografia
Una descrizione completa della legatura, con bibliografia precedente, si trova nella scheda dell'opera a cura di Susy Marcon nel catalogo della mostra Oriente Cristiano e Santità. Figure e storie di santi tra Bisanzio e l'Occidente, (Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, 2 luglio-14 novembre 1998) a cura di S. Gentile, Milano, 1998, pp. 270-271.
Per il restauro dei metalli: M. Marabelli, Conservazione e restauro dei metalli d'arte, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1995; Il restauro delle oreficerie. Aggiornamenti, a cura di L. Dolcini, Milano 1996.

Referenze fotografiche
© Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia.

Ringraziamenti
Si ringrazia la Biblioteca Nazionale Marciana per la gentile concessione e la disponibilità dimostrata.