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Gaetano Perusini, il collezionismo e il significato dei gioielli. Il punto di vista del curatore

Tiziana Ribezzi

Sono certamente la terra e la storia friulana a esercitare su Gaetano Perusini (1910-1977), lo stimolo per studi che abbracciano molteplici discipline intorno a temi che spaziano dall'archeologia alla storia economica ed agraria, dall'arte alla letteratura, dal diritto consuetudinario alla vita tradizionale. Ma è quest'ultimo l'universo che gli sta più a cuore, campo cui si accosta non solo dal punto di vista teorico ma anche della ricerca sul campo, esperienza che rende possibili conoscenze atte a integrare l'attività di un ricercatore. Ne consegue lo stimolo al collezionismo quale modalità per acquisire e quindi salvaguardare testimonianze e la volontà pedagogica di documentare e valorizzare a livelli diversi la vita popolare (fig. 1).

Alla tenace opera dello studioso si deve la svolta per l'apertura a Udine, nel 1962 , del Museo Friulano delle arti e tradizioni popolari e l'impulso per la serietà scientifica che deve caratterizzare gli studi demologici, al di là dell'allora imperante revival e della presentazione folkloristica. All'istituzione udinese Perusini concede in deposito raccolte di oggetti e soprattutto un fondo considerevole relativo al costume tradizionale, settore indagato in ripetuti studi che hanno fatto scuola per il loro rigore metodologico.
Parallelamente negli anni Sessanta incomincia ad approfondire il mondo dei preziosi. I gioielli sono coronamento del vestire, per ogni classe sociale, ed esprimono status, condizione sociale ed economica; a stretto contatto con il corpo fin dai tempi antichi hanno assunto un valore apotropaico di protezione della persona (fig. 2). Ecco quindi che dietro un manufatto molteplici sono le vie esplorabili.

Gli ori sono forgiati da mani maschili che per il loro disegno si ispirano alle forme del mondo della natura, degli animali e degli astri o ai segni (fig. 3) che codificano da sempre legami ed emozioni; sono un dono per suggellare un patto, ricordare un evento, esprimere un sentimento e si trasmettono per linea femminile. Questi beni infatti si tramandano di generazione come parte della dote e possono essere impegnati nei momenti di difficoltà economica; si aggiungono poi gli omaggi che segnano particolari eventi della vita. Ogni donna, per quanto povera, possiede o ha occasione di ricevere un gioiello; il gesto di consegnarlo è un capitolo della sua storia.

Le caratteristiche delle manifatture, le tipologie ornamentali (fig. 4), gli amuleti, i diversi preziosi religiosi, la specificità di diverse culture sono aspetti che Perusini indaga attraverso l'acquisizione di serie di gioielli che permettono la comparazione e la ricostruzione di variazioni nel tempo e nello spazio o aprono nuovi orizzonti e inediti filoni di ricerca. L'oro, l'argento, le gemme rapiscono per il fascino che emanano e per l'alchimia che sottintendono.
Se già nei primi anni di ricerca relativa al costume tradizionale Perusini aveva avuto modo di acquistare alcuni oggetti, è in circa un decennio a partire dal 1965 che la collezione si arricchisce con regolare costanza fino alla sua morte, per arrivare a contare ben oltre 5000 pezzi.
Lo studioso compra presso antiquari, conta su una rete di conoscenti e informatori di fiducia, frequenta mercati, rigattieri e bancarelle dove riconosce gli amuleti dell'ultima generazione. Il corpus dei gioielli del Friuli Venezia Giulia è cospicuo, circa la metà. Fra Udine, Trieste e Padova hanno luogo i primi acquisti. La possibilità, in quegli anni, di comprare i preziosi votivi (fig. 5 e fig. 6) che le piccole chiese potevano vendere dietro dispensa papale per fronteggiare spese, gli consente di raccogliere anche nuclei omogenei di ori donati quale intimo pegno alla Vergine. L' interesse poi si allarga all'Italia settentrionale, centrale (in particolare a Firenze presso il Ponte Vecchio) e a tutta la penisola con sistematici acquisizioni a Varallo Valsesia ove si era recato per lo studio del costume locale e a Palermo, in occasione di tre diversi viaggi. Trieste, porta verso i paese dell'ex Jugoslavia (fig. 7fig. 8) e l'Oriente lo stimola a non sottovalutare i corredi ornamentali di altre culture tradizionali in forza sempre del loro rapporto con il vestire, delle diverse lavorazioni, del significato simbolico dei motivi e delle forme.

In occasione dell'inaugurazione di palazzo Giacomelli a Udine, spazio che verrà prossimamente ad ospitare il Nuovo Museo Etnografico, è sembrato importante e significativo rendere omaggio a Gaetano Perusini per completare la presentazione della sua ricerca attraverso una esposizione di una selezione di ori pressoché inediti per il pubblico. Infatti lo studioso aveva personalmente curato due rassegne che avevano avuto luogo in città presso il salone del Castello (Mostra di Oreficeria popolare, 1966) e il Museo friulano delle arti e tradizioni popolari (Amuleti e superstizioni, 1968) proprio per motivare il significato della collezione nelle sue molteplici sfaccettature. Ma dalla sua morte, la raccolta, certamente fra le più ragguardevoli nella sua specificità e per ampiezza, divenuta proprietà del Sovrano Militare Ordine di Malta è conservata presso la Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone che ha contribuito alla realizzazione dell'attuale rassegna e ancor prima all'edizione del volume La collezione Perusini. Ori gioielli e amuleti tradizionali (1988) a cura di Novella Cantarutti e Giampaolo Gri.

La scelta del percorso espositivo [Ori e Rituali. I preziosi della collezione Perusini, allestita a Palazzo Giacomelli, Udine, sino a novembre 2008] intende tracciare un itinerario che sottolinea più che la valenza estetica, i significati che Gaetano Perusini apprezzava e coglieva negli ori. Il valore apotropaico e il mondo degli amuleti, oggetto di sue specifiche analisi, il dono nei riti di passaggio, la nascita, il fidanzamento e matrimonio e nel lutto; le tipologie ornamentali femminili e maschili e le loro varianti, il rapporto con l'abbigliamento e le consuetudini del vestire (fig. 9 fig. 10); i preziosi e la sfera della religiosità dagli ex voto anatomici alle croci pettorali e reliquario fino rosari delle diverse religioni. Seguono l'analisi delle manifatture ottocentesche, secolo caratterizzato da una veloce trasformazione nei processi di produzione e la presentazione di alcune aree a confronto con la tradizione friulana: la Sicilia (fig. 11), la Valsesia e le terre balcaniche.
Ritratti e fotografie puntualizzano invece il contesto d'uso degli ori e le modalità di ornamentazione nelle diverse età della vita mentre una sezione finale introduce al mondo delle gemme "pietre magiche, pietre che curano" di cui fin dall'antichità le diverse culture hanno apprezzato le virtù, ne hanno codificato i poteri, scegliendole come talismani e imparando a lavorarle per l'impiego ornamentale.

Bibliografia
La collezione Perusini. Ori gioielli e amuleti tradizionali, a cura di N. Cantarutti e G. Gri, Udine 1988.
Ori tradizionali e popolari, a cura di N. Cantarutti e G. Gri, in Ori e Tesori d'Europa, Mille anni di oreficeria nel Friuli Venezia Giulia, a cura di G. Bergamini, catalogo della mostra, Milano 1992, pp. 420-462.
M. G. Cella, La magia delle pietre preziose. Curiosità e caratteristiche magiche terapeutiche, Milano 1996.
Ori e Rituali. I preziosi della collezione Perusini, catalogo della mostra, a cura di T. Ribezzi, Udine 2008.

Autore
Tiziana Ribezzi è conservatore dei Civici Musei di Udine.

Referenze fotografiche
© Archivio dei Civici Musei di Udine.

Ringraziamenti
Si ringraziano l'autore e i Civici Musei di Udine per la gentile concessione e la disponibilità dimostrata.