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Copyright© by Patrimonio di oreficeria adriatica

Nuove immagini

Letizia Caselli

 

Se da una parte gli studi e le ricerche sembrano confermare il dialogo tra le arti, ciò che ora entra in scena, e  non può sfuggire più, è l'avvenuto spostamento dei mondi, delle culture, delle genti.

Sul terreno dei rilevanti cambiamenti (dimensione locale, nazionale, europea, globale), si sente la presenza di uno spirito nuovo, di un diverso modo di pensare e di una diversa concezione dello spazio. E l'arte è pur sempre una misura.

Alla rottura degli equilibri tradizionali corrispondono alcuni tentativi di ordine nuovo. A mano a mano che si allarga il confronto avvertiamo ciò che separa e ciò che distingue, anche se l'estrazione, ancora difficile, mostra giustapposte nello stesso momento sopravvivenze e anticipazioni.

In questo numero si esplorano alcuni contesti. Il punto di vista: attraverso i documenti e le pochissime opere  rimaste si  intravede  la trama del gusto orafo circolante nelle rotte mediterranee della Sicilia sud-orientale, tra scuola locale e altri sostrati,  attraversamenti ma anche veloce elaborazione di modelli; la scoperta di un gallone prezioso mimetizzato nella gessatura della Madonna di Elce, nelle Marche,  riapre il particolare ed antico legame  tra scultura, oreficeria, tessuti abbinati e fusi in un'unica creazione per l'uso devozionale, integrità oggi spezzata dalla perdita o dalla separazione delle singole parti; l'uso dell'arte figurativa come strumento di propaganda religiosa e politica nell'oreficeria tardogotica bolognese appare non come rispecchiamento simmetrico, quanto piuttosto flusso di più sensi.

Ancora il collezionismo: gli oggetti che decorano il corpo nella tradizione etnografica di un collezionista friuliano quali testimonianza centrifuga, memoria del gesto attraverso la trasformazione fisica dei preziosi  nel corso delle loro diverse vite; gli oggetti di Limoges  anelito del revival ottocentesco tra autenticità, filologia, assemblaggio e, in Italia, rinnovamento delle arti decorative cristallizzato dall'iterazione decorativa. Infine il restauro: la preziosa legatura bizantina della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia  restituita nella sua valenza conservativa ed estetica, pur nella perdita della funzione primaria di coperta liturgica.