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Il gioiello contemporaneo è di moda? Alcune considerazioni sullo stato di salute del gioiello italiano

Lia Lenti

Letizia Caselli mi ha invitata in questa sede - la prima rivista on line che si occupa di storia dell'oreficeria dall'antico al contemporaneo... finalmente ! - ad esprimere alcune considerazioni in merito allo stato dell'arte orafa contemporanea, ed in particolare della gioielleria.

Concordando sul valore culturale del design, perciò non ponendosi più il problema di disporre in una scala di valori il manufatto e il prodotto industriale, rifiutando il pesante zaino ideologico, ancora circolante, della pretesa dignità artistica dell'opera d'arte rispetto all'oggetto artigianale e a quello industriale, muovo i primi passi nell'ambito della collaborazione con Oreficeria Adriatica, esponendo alcune considerazioni sulla nutrita serie di iniziative che nell'ultimo anno hanno affollato il calendario degli impegni di chi come me si occupa di gioielli.

Meritevole è l'apertura al pubblico della collezione di gioielli moderni e contemporanei al Museo degli Argenti di Firenze, avvenuta all'inizio dell'anno scorso. Il progetto, avviato dalla precedente direttrice del Museo, Marilena Mosco, è stato portato a compimento da Ornella Casazza che in più occasioni, sottolineando la valenza artistica del gioiello del XIX secolo, ha confermato il suo impegno volto alla salvaguardia e alla valorizzazione di esso. Queste parole pronunciate dalla direttrice dell'unico museo in Italia dedicato all'oreficeria non lasciano dubbi: il gioiello è opera d'arte soggetta a tutela. Ciò è di grande aiuto per chi sostiene, a tutti i livelli, il gioiello essere a pieno titolo un'opera d'arte.

A rafforzare tale indicazione, nel settembre 2007 è intervenuta una mostra sui restauri di oreficerie condotti dall'Opificio delle Pietre Dure (fig. 1), "Ori, argenti e gemme", che non ha rinunciato ad occuparsi di gioielli presentando quello della gioia del Pellicano mistico. La curatrice Clarice Innocenti si è avvalsa, per la scheda critica, di Ugo Vittorio Vicari, studioso con sicure competenze in materia, maturate in tempi non "di moda" proprio sul versante della schedatura. La speranza è che ciò conduca ad un dibattito sulle problematiche legate al restauro del gioiello, anche di quello contemporaneo contraddistinto, come altre espressioni artistiche, dalla eterogeneità dei materiali e delle tecniche.

Nel gennaio 2008 una nuova sinergia si è affacciata nel panorama della gioielleria italiana: la mostra "Gioiello italiano contemporaneo" (fig. 2), curata da Alba Cappellieri, è il frutto della collaborazione tra il Politecnico di Milano (Polidesign) e la Fiera di Vicenza, sponsor ufficiale dell'evento. La novità sta nella scelta fatta da un ente fieristico di pubblicizzare il gioiello-prodotto usando uno strumento per lei inconsueto: la cultura. La valenza culturale è stata ulteriormente sottolineata dalla seconda sede della mostra, il Castello Sforzesco di Milano. L'operazione di immagine è stata ineccepibile, la presenza copiosa di gioielli, asetticamente disposti su bianchi tavoli, ha offerto ai visitatori una panoramica completa del momento. La mostra non aveva lo scopo di sottolineare dalle criticità bensì di illustrare la contingenza. Il catalogo, riccamente illustrato, presenta, in sequenza pubblicitaria, la serie di gioielli-prodotti immersi in una algida, iper realistica atmosfera (fig. 3 e fig. 4).

A Torino, da pochi giorni, si è chiusa la mostra (curata da Anty Pansera) "D come design. La mano, la mente, il cuore", dedicata al design declinato al femminile. Della scarna sezione dei gioielli si occupa in catalogo Alessandria Quattordio con un breve saggio di subitanea lettura e taglio giornalistico. Vedere il proprio nome affiancato a quello di Anna Castelli Ferrieri o a quello di Franca Helg, i propri gioielli esposti accanto a rubinetti, lampade, cavatappi e divani che hanno fatto la storia del design italiano, ha sicuramente riempito di orgoglio le designers impegnate sul fronte, e aggiungo in trincea, della gioielleria italiana, molto probabilmente ripagandole delle molte fatiche e frustrazioni sopportate in tanti anni di lavoro e inducendole a pensare, ma alcune anche a dire: "Ce l'abbiamo fatta, siamo nel gotha del design italiano". Anche questo muro, quest'anno, sembra essere stato abbattuto.

A Padova, a Palazzo della Ragione, è in corso "Gioielli d'Autore. Padova e la Scuola dell'oro", mostra curata da Mirella Cisotto Nalon e Annamaria Spiazzi. Le curatrici di lunga e provata esperienza, sono riuscite, attraverso una serie di iniziative locali snocciolate nel corso di alcuni anni, a dare corpo all'idea che anche il gioiello quando profondamente radicato nella realtà territoriale può diventare il tema di un grande evento espositivo (le premesse ci sono tutte: catalogo, comunicazione, organizzazione, allestimento, curati nei minimi dettagli). Bisogna attendere la chiusura per verificare, dati alla mano, se questo considerevole investimento di energie e risorse avrà dato i risultati attesi. Non posso che dare il mio più ampio sostegno alle curatrici perché se la loro speranza di raggiungere, alla chiusura della mostra, il numero di visitatori atteso e pari allo sforzo compiuto, fosse appagata, un altro mito legato al gioiello ne uscirebbe infranto cioè che esso suscita solo l'interesse di un ristretto ambito di cultori ed appassionati tanto più quando è "d'Autore" (fig. 5).

Ultima, ma non ultima, segnalazione che mi permetto di fare è il catalogo della mostra dedicata a "I gioielli di Dino Basaldella. Progetti, bozzetti, oreficeria" (chiusa lo scorso 30 marzo). Esso è degno della massima considerazione, esempio di come, senza ricorrere a vesti sontuose, molto dispendiose ma povere di contenuti, si possa fare un buon servizio alla gioielleria spiegandola a tutti, attraverso la presenza di saggi approfonditi ma didatticamente ineccepibili, l'uso della "vecchia e cara" sezione catalogo precisa e ricca di dati tecnici, l'adozione di una bibliografia completa (fig. 6).

A giudicare da questo corposo sequel di eventi dedicati al gioiello contemporaneo nell'ultimo anno non si può che pensare che esso stia in ottima salute. Però, sebbene tutti indossino gioielli a vario titolo e di vario tipo, il gioiello contemporaneo non riesce ancora a sfondare nell'immaginario culturale comune come invece avviene per altre espressioni d'arte.

Sarà perché il gioiello oggi è "di moda" ma non è Moda ?

Bibliografia
Gioielli in Italia. Sacro e Profano, a cura di L. Lenti e D. Liscia Bemporad, Atti del convegno di Studio (Valenza, 7-8 ottobre 2000), Venezia 2001.
Dizionario del Gioiello Italiano del XIX e del XX secolo, a cura di L. Lenti e C. Bergesio Torino 2005.
Gioiello contemporaneo al museo degli argenti di Palazzo Pitti, a cura di O. Casazza, Livorno 2007.

L'autore
Lia Lenti è storica del gioiello. Attiva nel campo della ricerca storico-artistica dal 1994 svolge attività di docenza in Storia del gioiello. Dal 1996 organizza il Convegno Nazionale "Gioielli in Italia". Numerose sono le pubblicazioni in saggi, articoli ed esposizioni.

Referenze fotografiche
© Patrimonio di Oreficeria Adriatica e Fiera di Vicenza Spa (figg. 3, 4, 5).

Ringraziamenti
Si ringrazia l'autore e la Fiera di Vicenza Spa per la gentile concessione e la disponibilità dimostrata.