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Diamanti neri: un'affascinante contraddizione

Guido Giovannini Torelli

Il colore nero appare abbastanza di frequente nel regno minerale: corallo, ematite, giaietto, ossidiana, onice, perla, zaffiro, spinello, tormalina ed ancora altre pietre a volte assumono questa tinta affascinante. I diamanti neri, la cui colorazione può sembrare intimidatoria in quanto evocatrice della notte e di tutti i suoi misteri, presentano non poche difficoltà di taglio a causa della loro estrema durezza o, a volte, della fragilità strutturale (fig. 1). Di conseguenza, per decenni sono stati utilizzati solo per scopi industriali e per ottenere polvere abrasiva necessaria al taglio stesso dei diamanti. Secondo la più recente teoria, essi avrebbero un'origine extraterrestre e sarebbero caduti sulla Terra alcuni miliardi di anni fa, racchiusi in meteoriti: per questo motivo, forse, essi sono stati sempre considerati oggetti carichi di miti - ancor più di quelli bianchi - quindi, quando si parla della loro storia, il condizionale è d'obbligo.

Il diamante nero più "antico" di cui si ha notizia potrebbe essere il "Black Orlov", un taglio a cuscino di 67,50 carati così chiamato dalla sua proprietaria, la principessa russa Nadia Vyegin-Orlov, vissuta verso il 1750. La leggenda, che sembra inventata a bella posta per creare la suspense intorno a questa pietra peraltro molto seducente, narra che sarebbe stata asportata da un tempio presso Pondicherry, nell'India meridionale, nella sua forma semi-grezza di 195 carati quando era ancora conosciuto come l' "Occhio di Brama". Il "Black Orlov" sarebbe una delle tre gemme risultanti dal ritaglio della pietra originale, avvenuto verso l'inizio del XX secolo. Fu esposto alla Smithsonian Institution a Washington nel 1951, a Dallas nel 1964, a Johannesburg nel 1967 ed al museo di Storia Naturale di Londra nel settembre 2005. Valutato 150.000 dollari, fu venduto nel 1969 per il doppio di questa cifra ed una seconda volta nel 1999 ad un'asta di Sotheby's.

Un altro importante diamante nero è l'"Amsterdam", una bella goccia di 33.74 carati tagliata, appunto, ad Amsterdam nel 1973 con 145 faccette da un grezzo di quasi 56 carati che era stato valutato poco più di trecento dollari. Questa pietra fu venduta all'asta da Christie's nel Novembre 2001 al prezzo record di 352.000 dollari.

Il primo significativo utilizzo dei diamanti neri nella gioielleria avvenne solo verso l'inizio degli anni novanta del 1900: fra i primi a montarli, a titolo sperimentale ed in quantità molto limitata, fu Pam Grantham, una disegnatrice inglese moglie di un alto dirigente della De Beers. Nel 1996, invece, Fawaz Gruosi, un gioielliere libanese di madre fiorentina, fondatore della maison de Grisogono che oggi ha succursali in varie parti del mondo, realizzò la prima collezione con diamanti neri destinata ad avere successo. Gruosi afferma che: "molto è stato scritto sui diamanti bianchi, adesso tocca a quelli neri. I misteri di questa gemma inusuale, a lungo sottovalutata e non sempre opportunamente presentata, meritano qualche delucidazione."

In effetti, i diamanti neri (fig. 2) hanno sempre posto svariati problemi: oltre a quelli legati al taglio, vi sono anche quelli concernenti il colore. La gemmologia ufficiale, infatti, non li considera fancy color, alla pari dei ricercatissimi e costosissimi diamanti blu, rosa o gialli. A causa della loro stessa natura non è possibile classificarne la purezza e quindi devono rinunciare ad una delle "quattro C" (Clarity, Color, Cut, Carat ovvero purezza, colore, taglio, peso) che da sempre sono considerate i pilastri della classificazione dei diamanti. Soprattutto essi non sono mai rientrati nei progetti globali e multimilionari di marketing della De Beers, quindi i diamanti neri sono i veri outsiders fra le gemme e potremmo azzardare a chiamarli il frutto del riciclaggio sostenibile di un minerale...

Fawaz Gruosi è stato responsabile del taglio e della commercializzazione di due fra i più importanti diamanti neri oggi conosciuti, il "Gruosi" e lo "Spirit of de Grisogono" (fig. 3). Con 115,34 carati il "Gruosi" è il taglio a cuore più grande al mondo di colore nero, proviene da un grezzo di trecento carati trovato in India e furono necessari tre anni per tagliarlo, dal 1998 al 2001. Lo "Spirit of de Grisogono" pesa 312,24 carati ed è quindi il più grande nero esistente ed il quinto diamante in ordine di peso. Il grezzo di 587 carati, rinvenuto qualche decennio fa nelle miniere dell'Africa Centrale Occidentale, è stato tagliato recentemente seguendo le tecniche antichissime usate dagli indiani per sfaccettare le superbe pietre degli imperatori Mogol, come il leggendario "Orlov" che Caterina la Grande aveva fatto incastonare nello scettro imperiale russo. (L' "Orlov" potrebbe essere il "Gran Mogol", che il veneziano Ortensio Borgis fu chiamato a tagliare in India verso il 1660, rischiando di perdere la vita, ma questa è un'altra storia...)

In giro per il mondo vi sarebbero, presumibilmente, anche altri importanti diamanti neri di cui si parla solo occasionalmente, poiché non si hanno notizie documentate, come un fantomatico "Korloff Noir" di 88 carati - anche questo vanta una principessa russa nel suo nebuloso passato - ed addirittura un 202 (o 205) carati chiamato "The Black Star of Africa".

Il diamante nero nella tradizionale versione a solitario - ovvero la pietra singola montata ad anello - conobbe una fugace fortuna nel passato decennio. Ciò nonostante, l'impiego in gioielleria che si fa ai giorni nostri di questo materiale, è limitato alle pietre perfettamente calibrate e di piccola caratura (indicativamente da cinque a dieci, massimo venti, centesimi di carato) incastonate a pavé su pezzi a tiratura limitata (detta anche "unicità seriale"), al fine di accentuare il contrasto con altre gemme e per ottenere sorprendenti effetti policromi. Molto raffinato è, ad esempio, l'accostamento dei diamanti neri con gli smeraldi, più sensuale invece diventa con i rubini (fig. 4) od ancora particolarmente intrigante è quello con i diamanti rosa e gialli.

Per concludere, lasciamo a Federico Stocco, direttore del Gemological Institute of America di Firenze (GIA Italy) il compito di illustrare le principali caratteristiche gemmologiche dei diamanti neri: "A differenza dei diamanti incolori, che mirano idealmente alla purezza ed alla trasparenza, la maggior parte dei diamanti neri è quasi opaca e qualsiasi zona di trasparenza che possa essere visibile dal lato superiore di queste pietre è considerato un difetto. Le pietre migliori sono quelle che variano da grigio scuro a nero con un aspetto ed una lucentezza simile all'onice, ma, nella maggior parte dei casi hanno sfaldature, scheggiature e linee di politura sulla superficie. La maggior parte dei diamanti neri risulta essere una miscela di diamante e grafite; il loro colore è, infatti, dovuto a minuscole inclusioni di grafite grigia che ricoprono le fratture all'interno della pietra. Queste fratture, e la loro cristallizzazione irregolare, rendono questo tipo di pietre estremamente complesse da tagliare. Di conseguenza, la maggioranza delle pietre più piccole che sono oggi in commercio sono tagliate in India e Cina dove la manodopera è meno costosa. Spesso la distribuzione del colore nei diamanti neri è poco uniforme e presentano delle "zone" di differente saturazione. Queste pietre di bassa qualità sono irradiate in acceleratori lineari per ottenere un colore verde scurissimo. Per il gemmologo, la distinzione fra pietre nere naturali e quelle trattate non costituisce un problema in quanto le naturali sono quasi opache e presentano fratture superficiali, mentre quelle trattate non presentano tali fratture e rivelano la colorazione verde sulla cintura e sull'apice se sono osservati attraverso una luce alogena intensa od una fibra ottica".

Bibliografia
I. Balfour, Famous Diamonds, IV edition, (Notable Diamonds section) Christie' s, London 2000.
D, Federman, Black Diamonds: Hard Bargains, in "Modern Jeweler Magazine", December 1991.
D. Federman, Black Diamond: Dark Stars, in "Modern Jeweler Magazine", July 1999.
G. Giovannini Torelli et al., Appunti di Gemmologia Base, La Sapienza, Roma 2004.
G. Giovannini Torelli, Cultura del Gioiello, La Sapienza, Roma 2007.
F. Gruosi, The Black Diamond, De Grisogono, Geneva 1999.
R. Kammerling et al., An investigation of a Suite of Black Diamond Jewelry, in Gems & Gemology, vol. 26, n. 4; GIA, Carlsbad, Ca 1990.
F. Stocco, I Diamanti Neri, in "Notiziario Arro", Giugno 2000 Roma.

L'autore
Guido Giovannini Torelli è un consulente internazionale ed analista nel settore diamanti, pietre preziose e gioielleria, sviluppandone tutte le attività connesse - dettaglio, ingrosso, produzione, estrazione - in Europa, Sud America e Stati Uniti fin dal 1970. Ha organizzato importanti conferenze, convegni ed esposizioni internazionali ed ha curato numerose pubblicazioni tradotte nelle principali lingue. Dal 2003 è docente di Sistemi e Tecniche del Settore Gioielleria presso la Facoltà di Lettere e Filosofia alla Sapienza Università di Roma. E' membro del Gemological Institute of America Alumni Association (GIAAA) e dell'American Society of Jewelry Historians (ASJH).

Referenze fotografiche
© Archivio dell'autore e courtesy Mr. Fawaz Gruosi (fig. 3).

Ringraziamenti
Si ringrazia l'autore e Mr. Fawaz Gruosi per la gentile concessione e la disponibilità dimostrata.