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Il marchio TER

Maria Adelaide Lorenzetti Mazzoni

E' accertato, ormai, che tra il Trecento e il Quattrocento Teramo, L'Aquila, Sulmona e Guardiagrele sono stati importanti centri di oreficeria con un elevato grado di perfezione nella produzione di manufatti di carattere sacro: croci astili e processionali, paliotti, ostensori, busti, reliquiari, calici, patene, candelabri cesellati, punzonati o a sbalzo, per lo più in argento, in rame, talvolta in oro, smaltati o dorati.

I documenti d'archivio e i numerosi esempi di arredi sacri, oggetti d'arte belli e preziosi destinati al culto e alla devozione, spesso frutto di lasciti e donazioni, disseminati nelle chiese e nei musei abruzzesi, con particolare concentrazione nel Teramano e nelle aree limitrofe, dimostrano la raffinatezza raggiunta dall'arte sacra in Abruzzo dal XIV al XVI secolo.

Nella variegata articolazione del territorio e nella conseguente complessa realtà culturale dell'agro aprutino, profilatosi quasi come un territorio "a parte" rispetto al resto degli Abruzzi, resta comunque inconfutabile il fatto che Teramo può in qualche modo essere considerata tra i luoghi dell'oro, perchè la punzonatura di metalli pregiati fu praticata e a lungo nella città aprutina.

Se per scuola si intende un gruppo di individui con lo scopo di addestrarsi e perfezionarsi in un'arte allora, al presente, non ci sono documenti che testimoniano le attività di vere e proprie botteghe di oreficeria teramana, né in epoca medioevale, né in epoca moderna; se il bollo TER viene interpretato come marchio d'origine, non ci sono riferimenti diretti negli Statuti di Teramo del 1444 [1], eppure c'è da credere che approfondendo la ricerca si potrebbe giungere a risultati inaspettati e sorprendenti.

I prodromi di quella che comunque e probabilmente fu la scuola orafa di Teramo, fiorita con una netta impronta sacra nel XIV secolo e ricordata dal Leopold Gmelin (fig. 1), nella monografia Die Mittelalterliche Goldschmiedekunst in den Abruzzen [2] sono da ricercare nel periodo pre-romano, tra i Piceni, abitanti dell'antica provincia, abili nella lavorazione dell'ambra e con vivaci scambi commerciali con gli Etruschi e, nel Medioevo, tra i Longobardi. Essi durante il loro dominio sul Ducato di Spoleto introdussero la loro raffinata arte orafa, testimoniata dai reperti delle necropoli italiche e longobarde di Campovalano e di Castel Trosino e delle numerose campagne di scavi archeologici effettuati nella regione.

Nel Catalogo Generale della Mostra d'Arte Antica tenutasi a Chieti nel 1905 [3], tra le 160 oreficerie sacre provenienti da tutti gli Abruzzi, Teramo fu rappresentata con 28 pezzi di diversi artisti, alcuni riconducibili al marchio TER:

- Andriolo da Penne.
- Giovanni d'Angelo da Civita di Penne, orafo della fine del Trecento, autore di un reliquiario a pianta esagonale con figure raffiguranti santi a rilievo per ogni faccia, con coperchio decorato a smalto, chiuso alla sommità da una sfera con cristallo di rocca, oggi conservato nel Museo Nazionale dell'Aquila.
A lui è attribuita anche una croce reliquiario in cristallo e smalti conservata nel Museo diocesano di Penne.
- Bartolomeo di sir Paolo da Teramo nel 1394 firma il braccio reliquiario di San Biagio nella chiesa di San Flaviano a Giulianova (fig. 2).
- Bartholomucu (diminutivo di Bartholomeus) figlio o nipote di Bartolomeo di sir Paolo da Teramo nel 1416 firma il calice in argento dorato e smalti della parrocchiale di Cesacastina di Crognaleto (fig. 3). Sul fusto compare la scritta: "BARTHOLOMUCU ME FECI DE TERAMO NARA DOCER ADUTI" mentre sotto il nodo: "ANNO DOMINI MCCCCXXVI NANNI LALLI FERRADINU".
- Ranierus Teramnese, orafo di incerta provenienza, autore tra il XII e il XIII secolo del reliquiario a borsa conservato nell'abbazia benedettina di Sant'Andrea in Flumine di Ponzano Romano.
- Pietro Santi da Teramo, autore, nel 1500, della croce processionale per la chiesa parrocchiale di Sant'Antimo a Montepagano.
- Giovanni di Santomero, (Sant'Omero di Teramo?) documentato nel XIV secolo e chiamato a operare alla corte di Giovanna I.
- Buzzio di Nicoluzio di Atri, documentato nel XIV secolo.
- Luigi da Penne, documentato nel XIV secolo.
- Giovanni Antonio di Bartolomeo di Atri, documentato nel XV secolo.
- Nicola da Campli, (aurifex de Camplo), tra i migliori discepoli del Gallucci, attivo nelle Marche nel XV secolo, autore del reliquiario della Sacra Spina, conservato nella chiesa di San Pietro Martire in Ascoli Piceno.
- Zucari Luca di Podio (Teramo?) XV secolo.
- Giovanni da Rosarno, di Atri documentato nel XVI secolo, autore di una croce nel 1518 nella cattedrale di Santa Maria Assunta in Atri.
- Pietro Santi di Penne, orafo e cesellatore, autore di numerosi calici, ricordato per la croce processionale in argento e rame dorato, realizzata nel 1500 e conservata nella chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari in Castiglione Messer Raimondo e forse per il calice di Bitonto, contrassegnato col marchio TER.
- Teodoro Ronci, attivo ad Atri dopo il 1503, autore del Busto di Santa Reparata nella Cattedrale di Atri.
- Valerio Ronci, attivo ad Atri, completò l'opera di Teodoro; nel 1596 firmò il calice per la Parrocchiale di Fontecchio e nel 1602 quello per la Cattedrale di Atri.
- Francesco Novelli, attivo nel sec. XVII, nel 1629 eseguì la croce processionale per la chiesa di San Francesco a Loreto Aprutino (fig. 4).
- Antonio Tacchini, attivo nel XVII secolo, nel 1608 realizzò il crocifisso della cattedrale di Atri.
Anche se in epoca rinascimentale si era conclusa la stagione migliore dell'artigianato artistico abruzzese della lavorazione dei metalli, a Teramo, continuano ad esercitare orafi (aurifex) e argentieri (argentifer) quasi a tramandare la tradizione del marchio TER e della scuola orafa teramana fino al secolo XVIII.

Risultano censiti nel Catasto Onciario di Teramo del 1743:

- Apolloni Giovanbattista, Teramo sec. XVIII
- Costantini Giacomantonio, Teramo sec. XVIII
- D'Aloisio Bernardino di Domenico Celenza, documentato a Castiglione Messere Raimondo sec. XVIII
- Montorii Paoloantonio, Teramo sec. XVIII
- Pellicciante Berardo, Teramo sec. XVIII
- Pepe Giacomoandrea, Pescara sec. XVIII secolo
- Pepe Giovanni Bernardino di Domenicantonio, Pescara
- Santacroce Domenico, Teramo sec. XVIII secolo; capostipite di una famiglia di orafi restaurò il paliotto di Nicola da Guardiagrele nella cattedrale di Teramo
(fig. 5 e fig. 6), con la sovrapposizione della cornice barocca,
- Tacchini Antonio, Atri sec. XVII
- Vallarola Angelo, Penne sec. XVIII
- Vallarola Raimondo di Angelo, Penne sec. XVIII
- Zangolla Giovanbattista di Teramo, sec. XVIII.


Note
[1] Un capitolo degli Statuti è dedicato alle norme che regolano la composizione delle leghe e la saggiatura dell'argento lavorato, in un altro capitolo si legge dell'istituzione di un ufficio di controllo per la saggiatura del metallo, ma non si fa riferimento a un punzone di garanzia.

[2] Leopold Gmelin viaggiò a lungo in Abruzzo e pubblicò a Monaco per i tipi di Knorr & Sirth, nel 1890, la prima importante opera complessiva sull'oreficeria abruzzese: Die Mittelalterliche Goldschmiedekunst in den Abruzzen, poi tradotta in italiano dall'ingegnere Gaetano Crugnola a Teramo, nel 1891, stampata dal Corriere Abruzzese come L'oreficeria medioevale negli Abruzzi.

[3] Catalogo generale della Mostra d'Arte Antica Abruzzese in Chieti, Tipografia Nicola Jecco, 1905.

L'autore
Maria Adelaide Lorenzetti Mazzoni è funzionaria della Soprintendenza Archivistica per le Marche di Ancona.

Referenze fotografiche
© Archivio Patrimonio di Oreficeria Adriatica.

Ringraziamenti
Si ringrazia l'autore per la gentile disponibilità dimostrata.