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Sulla mostra Ori, argenti, gemme dell'Opificio delle Pietre Dure. Il punto di vista del curatore

Clarice Innocenti

La mostra allestita in Palazzo Medici Riccardi (30 settembre 2007- 8 gennaio 2008) è una testimonianza dell'attività del Laboratorio di restauro delle Oreficerie dell'Opificio delle Pietre Dure (fig. 1): le quindici opere selezionate vogliono infatti dare un quadro il più possibile vario, nonostante il ristretto numero, della complessità e della varietà che caratterizzano l'intervento di restauro su questo tipo di manufatti.

D'altra parte il termine "oreficeria" non identifica con precisione nessun tipo di oggetto, ma indica genericamente che un'opera è caratterizzata dall'uso di metalli pregiati o preziosi, cui spesso si accompagna l'utilizzo di altri materiali, dal legno alle pietre, agli smalti, ai coralli e alle perle, alla carta e alla pergamena, per indicare quelli più frequenti; è proprio l'aspetto polimaterico che caratterizza in un ampio numero di casi le oreficerie e che rende complesso e non ripetitivo l'intervento su di esse, essendo differenti le esigenze dei diversi materiali come in genere il loro stato di conservazione. Per esporre le oreficerie, è stato studiato un percorso illuminato soltanto dalle luci a fibre ottiche di ogni vetrina: l'effetto di oscurità guida verso ogni opera, le cui forme e i cui materiali sono "messi a fuoco" in maniera suggestiva e quindi valorizzati nella loro preziosità come nella varietà dei contrasti cromatici (fig. 2).

Nella prima stanza, di introduzione alla mostra e adeguatamente illuminata, una serie di pannelli illustra sinteticamente le fasi in cui si articola l'intervento di restauro sulle oreficerie, dallo smontaggio, alla pulitura, al consolidamento, all'integrazione, alla protezione, al rimontaggio: di ciascuna fase si chiariscono le finalità e i limiti, all'interno di un quadro generale di metodologia operativa. Data l'oscurità, che guida attraverso le "stanze del tesoro", il supporto didattico tradizionale, cioè scritto, non è sembrato opportuno; le "informazioni" su ogni intervento di restauro sono state pertanto affidate a piccoli monitor, collocati a lato di ogni vetrina, che mostrano, facendo scorrere una serie di immagini, le fasi in cui si è articolato l'intervento di recupero di ciascun pezzo; due monitor più grandi, con lo stesso sistema di diapositive, arricchite in questo caso da brevi didascalie, completano l'apparato didattico all'interno del percorso. Delle quindici opere esposte, due sono in attesa di restauro e testimoniano i problemi cui vanno soggette le oreficerie ancora adibite al culto: la corona della Madonna della Visitazione da Enna, e la cosiddetta croce Santa da Castiglion Fiorentino. Seguono opere in corso di restauro, che esemplificano alcune fasi dell'intervento di recuperano, limitatamente a quelle che è possibile documentare in una sede espositiva e la cui sospensione a livello operativo non condiziona il risultato definitivo: il rimontaggio, l'integrazione, la pulitura. Sono qui esposti un calice, una croce, un bastone, una coppia di angeli da un grande reliquiario, tre formelle e una galleria con nicchie e figure
(fig. 3) dal monumentale altare argenteo già nel Battistero di San Giovanni di Firenze.

Nell'ultima sala, otto opere sono presentate a conclusione del restauro. Scelte per importanza e qualità, costituiscono anche esempi di interventi diversificati per complessità come per tecniche di intervento: dall'operazione di manutenzione sul prezioso reliquiario trecentesco detto del Libretto, agli interventi complessi su tre croci processionali (da Borgo a Baggiano, PT; da Greve in Chianti, FI; da Montalto Marche, AP), fino al recupero insperato dell'ostensorio di Sant'Ignazio Martire, noto come la Sfera d'oro (da Palermo), giunto all'Opificio in centinaia di pezzi deformati e fratturati per le conseguenze di un atto vandalico successivo a un furto). Su quest'ultima opera è stata per la prima volta applicata la tecnica della saldatura a mezzo laser, successivamente riproposta in altri restauri "disperati", nei quali le tecniche tradizionali di intervento risultavano del tutto inadeguate ai fini del recupero della leggibilità
(fig. 4). E' questo il caso del Pellicano che nutre con il proprio sangue i suoi piccoli, splendido gioiello seicentesco (fig. 5), da Enna.

Bibliografia
Il restauro delle oreficerie. Aggiornamenti, a cura di Loretta Dolcini, Milano 1996 (collana Appunti del Museo Bagatti Valsecchi).
Il Reliquiario della Santa Croce di Castignano. Il restauro, a cura di Clarice Innocenti, Firenze 1999.
Grandi restauri a Firenze. L'attività dell'Opificio delle Pietre Dure, 1975-2000, a cura di Cristina Acidini Luchinat, Firenze 2ooo (cfr. in part. C. Innocenti, Oreficerie, pp. 77-85).
V. Abbate, C. Innocenti, L. Masotti, G. Pieri, M. Yanagishita, A. Zanini, Prime considerazioni sulla saldatura con il laser nel restauro di una oreficeria: il caso dell'Ostensorio di Palermo, in "OPD Restauro", 13, 2001, pp. 35-59.
C. Innocenti, G. Pieri, M. Yanagishita, R. Pini, S. Siano, A. Zanini, Application of Laser Welding in the Ostensory of the Martyr St. Ignatius from Palermo, in Proceedings of the International Conferente Lacona IV Lasers in the Conservation of Artworks (Parigi, 11-14 settembre 2003), in "Journal of Cultural Heritage", IV, 2003, suppl. 1, pp. 362-366; La Sfera d'oro. Il recupero di un capolavoro dell'oreficeria palermitana, catalogo della mostra, a cura di Vincenzo Abbate e Clarice Innocenti, Napoli 2003.
Il problema della reversibilità nel restauro delle oreficerie, in Proceedings of the 3rd International Workshop on Science, Technology and Cultural Heritage, (Cassino, ottobre 2006) in corso di pubblicazione.
Ori, Argenti, Gemme. Restauri dell'Opificio delle Pietre Dure, a cura di Clarice Innocenti, Firenze 2007.

L'autore
Clarice Innocenti è direttrice del Laboratorio di Oreficerie dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

Referenze fotografiche
© Opificio delle Pietre Dure, Firenze.

Ringraziamenti
Si ringrazia l'Opificio delle Pietre Dure per la gentile concessione e la disponibilità dimostrata.