Menu | Contenuto |



Header

Copyright© by Patrimonio di oreficeria adriatica

Committenze artistiche sulle coste adriatiche nel Medioevo

Nikola Jakšić

L'Adriatico, golfo del bacino mediterraneo, è quello che penetra più profondamente nel continente europeo. Sulle sue due sponde, nel corso dei secoli vissero diversi gruppi etnici con le proprie differenti tradizioni e culture. Fu solo a partire dall'inizio del primo milennio che l'Adriatico fu permeato da una cultura univoca, quella dell'Impero romano per poi, in seguito al crollo di quest'ultimo, rinascere con culture diverse. A partire dall'Altomedioevo sulla costa orientale risiedettero gruppi etnici appartenenti agli Slavi del sud, prevalentamente Croati, che utilizzavano la propria lingua slava, mentre sulla sponda occidentale si formarono comunità prevalentemente orientate sulla lingua romanza. L'Adriatico, tuttavia, nonostante avesse separato due culture alquanto differenti, diede il proprio contributo al loro avvicinamento e alla loro compenetrazione. Mettendo da parte il discorso di questo intreccio culturale intendiamo concentrarci esclusivamente sul patrimonio figurativo perché proprio nel campo di tali tecniche artistiche troviamo testimonianze numerose e, soprattutto, illustrate che dimostrano in quale misura l'Adriatico fosse uno spazio di collegamento e di avvicinamento di diverse culture.

Mentre nei secoli dell'Altomedioevo questo collegamento si espresse attraverso le caratteristiche stilistiche delle opere figurative giunte sino a noi, nel pieno Medioevo esso è attestato da numerose fonti d'archivio, testimonianze dirette dell'attraversamento dell'Adriatico da parte di artisti che lasciarono tracce della loro attività sull'altra sponda.
Alcuni manufatti altomedioevali presenti nelle città rivierasche indicano che sull'Adriatico orientale si adottarono le esperienze della cosiddetta "rinascenza liutprandea" dell'VIII secolo (sarcofago del vescovo Giovanni a Spalato, ambone della cattedrale di Zara, ciborio del vescovo Maurizio a Cittanova). Nell'arco dell'XI secolo in Dalmazia andò maturando nella scultura uno stile particolare che trovò espressione in numerosi bassorilievi con figure umane e animali a Zara (plutei della chiesa di sv. Nediljica-Santa Domenica) e a Spalato. I paralleli più stretti si trovano nei bassorilievi di terracotta sulla basilica di Pomposa
(fig. 1) e in alcuni altri siti del bacino veneziano. Fino alla fine del Duecento gli scriptoria della Dalmazia utilizzavano esclusivamente la scrittura beneventana, caratteristica solo per l'Italia meridionale, mentre gli scritti corredati di miniature dell'XI secolo a Zara ricordano in buona misura opere analoghe create a Montecassino. Sulla sponda opposta il maestro Simone di Dubrovnik (Ragusa) firmò nel XIII secolo i rilievi del portale della chiesa di Sant'Andrea a Barletta.

I maestri che eseguirono i mosaici decorativi del ciborio di Parenzo del XIII secolo
(fig. 2) sono gli stessi autori del ciclo di Giuseppe e quello di Mosè nell'atrio della basilica di San Marco a Venezia, così come allo scultore con il nome croato Radovan, che scolpì nel 1240 il portale della cattedrale di Traù, vengono attribuite alcune opere lapidee nella basilica marciana. Attorno alla metà del Trecento Paolo Veneziano dipinse diverse opere su tavola per alcuni centri della Dalmazia, tra i quali anche il monumentale crocifisso nella chiesa dominicana di Dubrovnik (fig. 3). E ancora si ricorda che fu attivo anche a Fermo il pittore veneziano Menegelo de Canali - nella letteratura italiana più noto come Maestro di San Elsino, nome attribuitogli dal suo celebre polittico conservato presso la National Gallery di Londra - che visse per alcuni decenni a Zara a cavallo tra il XIV e il XV secolo e che lasciò in Dalmazia una serie di dipinti su tavola.

A Zara operarono inoltre intagliatori lignei provenienti dalla costa adriatica occidentale, tra i quali Jacopo di Borgosansepolcro che nel 1396 produsse per i francescani di Zara un raffinato coro ligneo e Matteo Moronzon, veneziano trasferitosi a Zara, che scolpì un'opera analoga ad Arbe, nonché un altro coro ligneo e il pontile della cattedrale zaratina, ispirandosi per quest'ultimo a quello dei fratelli Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne nella basilica di San Marco. Nel Quattrocento in Dalmazia si registra una folta presenza di artisti lombardi come Pietro de Riboldis, che su commissione dei frati francescani a Zara costruì un imponente altare ligneo dotato di una serie di sculture. Un altro lombardo, il pittore Giovanni di Pietro da Milano lavorò per anni assieme a Doimo Vučković (Vuchouvich) da Spalato e a loro viene attribuito il più sfarzoso polittico in Dalmazia dipinto nello spirito del gotico internazionale. Bonino da Milano, scultore modesto, realizzò diverse commissioni per Dubrovnik, Curzola, Spalato e Sebenico, dove morì nel 1428. Per la qualità del suo opus artistico spiccano le sculture di Giorgio di Matteo, zaratino che imparò il mestiere presso la bottega dei fratelli Bon a Venezia e che firmò con il nome di Dalmaticus la cattedrale di Sebenico, suo maggiore progetto. Le sue imponenti ed espressive sculture si trovano anche ad Ancona sulla Loggia dei Mercanti, sul portale della chiesa di Sant'Agostino e sul portale dei francescani, sempre nella stessa città. Operando attorno alla metà del XV secolo nelle sue opere scultoree emerge proprio lo spirito rinascimentale, mentre nelle decorazioni rimase legato ancora alla tradizione tardogotica. I fratelli Carlo e Vittore Crivelli vissero a Zara e ci furono attivi negli anni sessanta e settanta del Quattrocento, mentre i fratelli Luciano e Francesco Laurana furono provenienti dal vicino castello sulle sponde del lago omonimo (Laurana - Vrana).

Alla schiera di artisti qui menzionati e a numerosi altri che non potevano essere citati in questo excursus, vanno aggiunti anche i maestri che realizzarono i loro manufatti in metalli preziosi. Va ricordato un certo Christoforus de Rochis Venetus che nel 1403 firmò il pregevole busto della Madonna a Zara. Tuttavia, la più importante e sfarzosa opera dell'oreficeria medievale zaratina è indubbiamente l'arca di San Simeone
(fig. 4). Nel 1380, su commissione della regina Elisabetta d'Ungheria, l'opera venne arricchita di rilievi eseguiti a sbalzo in lamina d'argento (fig. 5) dall'orefice Francesco da Milano. L'artista si sposò con una croata e visse a Zara per oltre quarant'anni anni, dove si integrò appieno nella comunità locale. Nello stesso modo l'orafo zaratino Evangelista Vidulich dopo la metà del XV secolo, si stabilì a Venezia dove nel 1474 per i francescani preso la famosa basilica dei Frari realizzò il reliquiario del Preziosissimo Sangue (fig. 6) considerato uno dei più preziosi esemplari dell'oreficeria del primo Rinascimento a Venezia.

Bibliografia
N. Jakšić, Arte e architettura, in I Croati, Cristianesimo, Cultura, Arte, catalogo della mostra, Città del Vaticano 1999, pp. 79-99.
Umjetniča Baština Zadarske Nadbiskupije. Zlatarstvo, a cura di N. Jakšić, Zadar 2004.
Prvih Pet Stoljeća Hrvatske Umjetnost /The First Five Centuries of Croatian Art, catalogo della mostra, a cura di N. Jakšić, Zagreb 2006.

L'autore
Nikola Jakšić è professore di Storia dell'arte altomedievale e bizantina al Dipartimento di storia dell'arte, presso l'Università di Zara.

Referenze fotografiche
© Archivio fotografico Patrimonio di Oreficeria Adriatica, figg. 1-3, 6; © Archivio dell'autore, figg. 4-5.