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Circolazione di culture, diffusione di motivi e di linguaggi sulle sponde dell'Adriatico

Francesca Flores d'Arcais

L'Adriatico era nel Medioevo, e forse lo è ancora, un grande lago su cui si affacciavano, così come è oggi, popoli, nazioni, etnie, diversi, ma sempre in stretto rapporto tra loro, un rapporto che spesso diventava un contrasto, forte talvolta, spesso di guerra, ma che solitamente aveva l' aspetto di un rapporto pacifico, di scambi e di commerci.
Se non si tiene conto di questo, si fa fatica a comprendere come, dal punto di vista delle manifestazioni artistiche, i centri che si affacciano sull'Adriatico parlino una lingua che ha molte cadenze assai simili; è un linguaggio che, per quanto riguarda i centri e le scuole italiani delle Marche, dell'Abruzzo, del Molise e delle Puglie, non si riesce ad afferrare pienamente, se si è ancorati alla tradizionale visione storiografica che intende spiegare tutto come una emanazione la cui luce si fa sempre meno luminosa, dai grandi centri italiani, Firenze, forse Urbino, Roma e più tardi Napoli.

C'è invece un filtrare continuo, attraverso lo ziga-zagare delle navi da una sponda all'altra, da un porto all'altro di questo mare, di motivi, di suggestioni, e anche naturalmente di oggetti, talvolta addirittura di artisti, che non può dunque che avere creato e creare di continuo, per i lunghi secoli passati, una affascinante koiné, che mi sembra ancora da definire in termini precisi
(fig. 1). E' abbastanza recente la riscoperta di questi percorsi artistici, di questi legami, e recente lo studio e la puntualizzazione dei rapporti tra diversi centri che più o meno direttamente si affacciano sulle due sponde dell'Adriatico. E prima di tutto, come è ovvio, vediamo Venezia. E tuttavia, prima del grande sviluppo artistico di Venezia, ritengo sia necessario rimeditare sulla crescita e sullo sviluppo di centri e nazioni che, specie sulla sponda orientale del mare hanno proposto monumenti e opere straordinari.

E quindi, lasciato il comodo riferimento a Costantinopoli o Bisanzio, nelle sue diverse situazioni storiche, come principale riferimento per l'arte italiana e in particolare per l'arte dei centri adriatici italiani, credo bisognerà ripartire considerando l'importanza del regno di Bulgaria e della Macedoni, capaci di offrirci, addirittura nel X secolo, quando le città italiane erano ancora alla ricerca di un proprio linguaggio artistico, opere d'arte e di fede raffinatissime, perché espressione di quel mondo bizantino, di cui molta parte dell' arte italiana del Medioevo è debitrice. Importanza che si intensifica nell' XI secolo, in parallelo e non senza scambi con il nascere dell' arte romanica in occidente. Non si possono considerare così lontane ad esempio gli affreschi bulgari di Bojana e di Backovo, e quelli ad esempio della chiesa di Santa Sofia di Ochrida, dalle coeve (o posteriori) manifestazioni italiane, così che non ne venga avvalorata la proposta che proprio da queste periferie dell' imparo i centri italiani abbiano tratto esempi. E qui lo studio comparato delle architetture chiesastiche, ove, nei Balcani, appaiono le archeggiature e l'esterno degli edifici appare di struttura mossa e articolata, e nel Duecento, in Serbia, l'uso degli archetti pensili e delle lesene ad articolare le facciate esterne delle chiese, potrebbe forse portare a stabilire un percorso da occidente a oriente, per le forme architettoniche, che si incrocia con quello, da oriente a occidente, del linguaggio pittorico
(fig. 2).

La Serbia del Duecento costituisce un altro di questi momenti altissimi della civiltà figurativa balcanica, che oggi tuttavia, in seguito alla sciagurata guerra, e alle conseguenti, catastrofiche distruzioni di monumenti eccelsi, viene riportata alla ribalta. Ma Mileseva e forse ancor più Sopoćani sono stati fondamentali per arricchire di alcune novità - come una certa spazialità - addirittura i mosaici più tardi e anche gli affreschi veneziani: si pensi alla decorazione del battistero marciano, e ancor prima i mutili affreschi di San Zan Degolà
(fig. 3).

Poi, dal Trecento è Venezia che detiene il primato nell'area adriatica, e le opere delle botteghe veneziane si diffondono capillarmente, proprio seguendo le rotte delle navi nei centri che si affacciano sulle due sponde dell'Adriatico. Ma il linguaggio artistico della Repubblica veneziana, e non solo in pittura, non si può comprendere senza quella sedimentazione di parole e di fatti, di cui è espressione la complessa tessitura dell'arte veneziana, sedimentazione di motivi e di stilemi che incrociano di continuo suggestioni orientali, da un oriente lontano, fino alla Cina, e vicinissimo, dai Balcani, con motivi ereditati di continuo dall'entroterra, che ne fa un unicum, non di facile comprensione, nel percorso della storia dell'arte italiana
(fig. 4).

Nel Quattrocento il percorso degli artisti riapproda in Grecia, per rileggere, con gli umanisti (e Ciriaco d'Ancona insegni per tutti) i canoni della bellezza: e anche sul rinascimento adriatico sarà utile indagare più approfonditamente, per coglierne la sottile silenziosa ricerca di bellezza - e si pensi al Laurana - più greca che romana, di fronte a Firenze e a Roma.
In questi percorsi bene si inserisce il discorso sull'oreficeria, fatta di oggetti mobili quanti altri mai, ma appunto per questo allo stesso tempo testimoni ed esempi di una continua circolazione di culture, e allo stesso tempo uno dei più efficaci esempi di diffusione di motivi e di linguaggi sulle sponde di questo grande lago che è l'Adriatico.

Bibliografia
F. Flores d'Arcais, La pittura, in Storia di Venezia. Temi, L'arte, I, a cura di R. Pallucchini, Roma 1994.
F. Flores d'Arcais, Venezia, in La pittura nel Veneto. Il Trecento, a cura di M. Lucco, Milano 1999, pp. 17-87.
F. Flores d'Arcais, Venezia e l'Alto Adriatico dall'XI al XIV secolo, in La forma del colore. Mosaici dall'antichità al XX secolo, a cura di A. Donati, catalogo della mostra, Milano 1999.
Il Trecento Adriatico. Paolo Veneziano e la pittura tra Oriente ed Occidente, a cura di F. Flores d'Arcais e Giovanni Gentili, catalogo della mostra, Milano 2002.
La pittura nel Veneto. Le origini, a cura di F. Flores d'Arcais, Milano 2004.
F. Flores d'Arcais, La tavola veneziana con la Madonna col Bambino del Museo Civico di Padova, in Florilegium Artium. Scritti in memoria di Renato Polacco, a cura di G. Trovabene, Padova 2006, pp. 111-114.

L'autore
Francesca Flores d'Arcais è professore di Storia dell'arte medievale all'Università Sacro Cuore di Milano. Ricopre la carica di Direttrice dell'Istituto di Storia dell'Arte Medioevale e Moderna.

Referenze fotografiche
© Archivio fotografico Patrimonio di Oreficeria Adriatica.