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Copyright© by Patrimonio di oreficeria adriatica

Oreficeria. Una riflessione sulle arti

Letizia Caselli

La fondazione di una rivista d'arte on line può indurre alla mente, quasi per contrappasso, la nostalgia per la carta, riportare al consueto gesto di sfogliare immagini, persone, luoghi che ci appaiono lì, verosimilmente come qualcosa di estremamente tangibile. Parlando di oreficerie si evoca poi un richiamo alla vista, allo scintillìo della materia, alla sua plasticità, al peso, alla solidità.

Il cambiamento di mezzo apre diverse questioni. Può apparire quasi una destituzione, l'elogio dell'effimero o forse come la necessità di consegnare il pensiero e il dibattito a una nuova forma di dialogo in cui la "rivista", dopo una trattazione fissa tradizionale che ne protegge ancora le vestigia (articoli della sezione centrale, struttura in numeri), diviene un pensiero mobile che si scompone in unità critiche, di consultazione e ricerca, di scambio che si aggiornano in continuo riportando la dimensione del dibattito che, in un certo senso, continua e che continuerà, ancora.

Tutto questo per dire che dovremmo far entrare più luce nell'edificio della ricerca, della creatività e dell'ingegno proprio in un tempo caratterizzato da una pesante perdita di peso della cultura e in cui è necessario ripensarla, perché nessuna società può pensare sé stessa se non pensa alle altre società come termine di confronto.

Allontanando in parte lo sguardo dallo specifico di questi processi si dispiega parallelamente un altro dialogo, più interno, che riguarda la rivisitazione dell'oreficeria come tema conduttore di un approccio trasversale alle arti ripensando l'oggetto in sé, geografia di segni, di tecniche, di tecnologie e di altre memorie, lessico dalle fonti, dialogo con le arti monumentali con sostrati e sincretismi, modalità costruttive spesso legate esclusivamente all'uso, alla prassi, come alle leggi suntuarie, alla liturgia e ai materiali, alle mode.

Nella magnificenza di forme e colori i metalli nobili, le pietre preziose, gli smalti e le filigrane esprimono il gusto di una antica committenza colta e raffinata - gusto modellato attraverso l'azione del fuoco dalla sapiente arte e imagerie degli orefici, che producevano suppellettili, gioielli e corone per abati, principi, imperatori e nobili ora prevalentemente conservati nei musei - e di una pratica artistica che, nella Modernità e nell'età Contemporanea, esprime con altre declinazioni un nuovo sentire nel contesto dell'odierna società globalizzata e multiculturale.

Ora se parliamo di oreficeria dovremmo prima di tutto partire da ciò che è stato conservato e da ciò che è andato perduto, qual è il materiale per ricostruire la vicenda.
Di quelle opere oggi rimangono ancora importanti testimonianze nei musei pubblici, privati ecclesiastici malgrado le secolari dispersioni, saccheggi, furti, fusioni e lo stato di minorità in cui la disciplina dell'oreficeria è rimasta per anni, con evidenti lacune sulla consistenza effettiva del patrimonio. Un patrimonio ancora in gran parte da catalogare, da conoscere, con una letteratura ancora da scrivere. Ignorare questo graverebbe sulle nostre ricostruzioni, le nostre ipotesi.

Oreficeria adriatica. Le città dell'Adriatico hanno sempre dialogato tra loro, in una sorta di filo sotteso. Si può parlare di una cultura adriatica? O piuttosto di diverse culture adriatiche? Le risposte sono probabilmente entrambe valide. Il ruolo di Venezia all'interno di questa compagine risulta avere più sfumature, considerando la sua significativa presenza per almeno otto secoli soprattutto nell'arco settentrionale, sulla costa dalmato-albanese e sulle rotte per il mar Nero e per Alessandria.

La vicenda del ricco patrimonio di oreficeria adriatica consente di ri-conoscere e quindi di abbracciare un campo straordinario di saperi e di interazione di saperi rivitalizzando un perduto rapporto coll'immaginario, il quotidiano, l'uso, il gusto, la moda, la liturgia nei vari momenti dell'anno, oltre a porre in discussione alcuni aspetti legati alla conservazione e restauro, talvolta attuati in modo inadeguato.

Una riflessione sul pensiero della post modernità non può non toccare la questione dell'oreficeria contemporanea, nel delicato viluppo tra oreficeria e design, oreficeria e arte, in particolare quella più sensibile ai valori universali dell'arte e della creazione, ma anche quella più vicina alle mode, alle forme stereotipe e decorative.

In questo scenario il contributo è di tutti quelli che hanno qualcosa di nuovo da dire, da mostrare, da trasmettere con il proprio lavoro.